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Jimmy Carter, presidente e gentiluomo
Un diamante blu notte
Homeless
Sharif
Una donna (altruista) d'altri tempi
Europa dove sei?

 


HOMELESS

Il treno riposava in sospeso nella stazione, pochi passeggeri in un monotono salire e scendere.

Lei si è accomodata: ha creduto di trovare in quel vagone un buco dove nascondere la propria vergogna. Apparentemente fresca, pulita, trascinava in sé il disagio di un peccato e il mancato pentimento di esso.

Schiava dei desideri voluttuosi della sua notte, inebriata in un serbatoio di impudiche passioni, si mostrava al giorno come una casta dama. Ma il trucco sulla sua figura non bastava a nascondere il lezzo dell'anima e la sua decenza appassiva in valigia. Nascondeva il seno e il ventre umiliati in un cappottino di panno nero: nelle tasche solo croste di amor proprio.

Poi sei salito tu, homeless, e ti sei seduto vicino a lei: la tua coperta puzzava di solitudine, l'azzurro dei tuoi occhi era un cielo stanco.

“Sono consapevole dell'odore che porto addosso: da giorni non mi lavo”.

Così ti sei presentato a lei. Le hai mostrato la tua lordura. Eri privo di vergogna. Poi hai sorriso, hai riso guardandola. La tua lucidità è un'altalena

Sei talmente sano e talmente folle che l'hai spaventata. Per un attimo ha pensato di cambiare vagone, di allontanarsi da te, dalla tua disperata realtà.

Ma i suoi occhi scuri e il tuo cielo stanco si erano già riconosciuti, si erano aggrappati gli uni agli altri e l'odore del tuo corpo era già rotolato sopra il suo: la merda e la fragranza.

Nessuna paura è stata più forte dell'empatia: lei si è riempita di te, mentre le tue parole graffiavano l'aria consumata di quel vagone vuoto.

Tu e lei. Mentre vi cullava il treno.

Le hai detto: “Non so più dove sono”.

Ti ha risposto: “Neanch'io”.

Le hai detto: “Non vado a destra, né a sinistra.....Mi trovo sempre qui...” e indicavi il mezzo di un niente. Lei sapeva già che era quel mezzo tiepido vomitato da Dio. Ti ha risposto: “ Anch'io sto lì”.

Le hai chiesto: “Perchè sono tutti cattivi?”

Ti ha risposto: “Non tutti sono cattivi”. Ma mentiva a se stessa.

Tanto parole e domande. Tanti sorrisi e risa.

Da quali pozzi attingi le tue parole? Da quali stanze manchi? Da quanto tempo occupi i marciapiedi?

Una pietas viscerale ha scaldato il corpo di lei, tutto; è cresciuta con affanno, in un formicolio di pensieri e carne, poi si è sciolta, ed è stato orgasmo di lacrime.

Ha pianto per te, per la tua coperta, per il tuo odore, ha pianto per le tue sporche mani e il tuo trasandato volto. E poi ha pianto per sé, e le sue lacrime hanno bagnato i suoi vestiti firmati e i suoi capelli, il suo profumo, lo smalto delle sue unghie.

Voleva dirti che era sporca come te, perchè quella merda addosso ce l'aveva anche lei. Voleva dirti che era sola come lo sei tu, che il tuo cielo stanco e la sua notte cupa erano occhi spenti per entrambi.

Ma tu sei coraggioso e lei è codarda.

Tu ridi e lei ha ancora voglia di te homeless, ma il tempo vi ruba al tempo e per lei è già ora di scendere.

La tua incertezza a stringere la sua mano la disorienta.

Solo allora la sua anima cede ad una inaspettata audacia: “ Non aver timore, sono sporca quanto te. Sei pulito come me. Sono come te. Sono te. Sono homeless anch'io.”

Così lei ha violentato la tua esitazione e ha stretto forte le tue dita. Il palmo della sua mano ha raccolto tutta la tua vita e se l'è messa dentro.

E adesso ve ne state così, in silenzio, vicini. E ogni tanto vi annusate e vi riconoscete all'istante perchè l'odore del letame non si dissolve facilmente.

E ogni tanto vi toccate e il tuo sorriso e il suo diventano una verità sola: “ “Non tutti sono cattivi. Non tutti sono cattivi”.

Adesso sei suo. Sei la sua verità. Sei la sua realtà.

Sei l'agonia che la spezza, la serenità che la fortifica, la disperazione che la distrugge, il riso che la allieta, l'odore che la distingue, il niente che la annienta.

Sei l'uomo che ha trovato, che ha amato, che ha perduto sui binari della vita.

E' scesa, e mentre il treno ripartiva,ha guardato il vetro cercando un volto, un ombra: il fantasma di te.

Poi finalmente ha parlato: “ Arrivederci dignitoso uomo, oggi mi hai permesso di amarti rendendomi la più felice tra gli homeless ”.

Si è voltata.

Ha camminato.

Il suono dei suoi tacchi come il battito del cuore.

 

Tamara